Domenica 18 gennaio 2026 – ore 16,00
Centro Eventi “Il Maggiore”
Quartetto d’archi Altemps
Musiche di S. Golinelli, V. Pedrali
Stefano Barneschi, Violino I – Angelo Calvo, Violino II – Ernest Braucher, Viola – Marco Testori, Violoncello
Programma
Stefano Golinelli (1818-1891)
Quartetto op. 100 in Si minore
Allegro – Andante – Presto – Allegro agitato
Vincenzo A. Petrali (1830-1889)
Quartetto in Sol maggiore
Poco allegro – Lento e Mesto – Scherzo quasi presto – Finale Allegro vivace
Il Quartetto Altemps nasce dall’incontro di quattro musicisti con una grande esperienza nella prassi esecutiva storica e il comune intento di proporre una differente lettura del grande repertorio classico e romantico attraverso una impostazione innovativa e originale.
Con l’approccio che negli ultimi decenni ha rivoluzionato la concezione e l’interpretazione della musica sei-settecentesca, il Quartetto intende affrontare il repertorio con lo spirito di un musicista dell’epoca che esegue musica nuova, con lo sguardo in avanti e non a ritroso.
A fondamento di questo lavoro c’è lo studio e la comparazione delle fonti originali, manoscritti o prime edizioni dell’epoca. La lunga pratica e l’approfondita competenza che i quattro musicisti hanno maturato all’interno di ensemble di fama internazionale, li ha portati ad intraprendere questo percorso cameristico con una particolare consapevolezza stilistica e profondità esecutiva.
BARNESCHI Ha studiato alla Civica Scuola di Musica di Milano diplomandosi nel I991. E’ primo violino del complesso “ Il Giardino Armonico”, ormai da decenni ensemble di riferimento per la musica antica eseguita con strumenti originali, con esso si è esibito nei più qualificati festival e nelle più importanti stagioni concertistiche nazionali ed internazionali. La sua riconosciuta autorità come violino di spalla solista lo ha portato alla guida di numerosi gruppi dediti all’esecuzione su strumenti antichi.
CALVO Nato a Milano, ha studiato violino con Carlo Feige presso la Scuola Civica di Musica “C. Abbado” conseguendo, nel 2023, la laurea magistrale con il massimo dei voti e la lode. Parallelamente, ha maturato un grande interesse per lo studio della prassi esecutiva barocca e classica su strumenti originali, sotto la guida di Enrico Onofri. Ha al suo attivo un’intensa attività concertistica in Italia e all’estero. Collabora con prestigiose orchestre con le quali si è esibito in alcune tra le più importanti sale da concerto nazionali ed internazionali, al fianco di grandi solisti.
BRAUCHER Nato a Chicago (USA), ha iniziato lo studio del violino con Yuko Nasu. Trasferitosi in Italia si è diplomato con il massimo dei voti presso il Conservatorio di musica N. Paganini di Genova. Ha frequentato per molti anni i corsi presso il Mozarteum di Salisburgo. Dopo il diploma di violino ha iniziato lo studio della viola conseguendo il secondo diploma. Ha vinto giovanissimo i concorsi di viola di fila presso I’Orchestra Nazionale della RAI di Torino e di prima viola presso il Teatro Regio di Torino e il Carlo Felice di Genova, dove ricopre tuttora il ruolo.
TESTORI diplomato in organo, composizione organistica e violoncello ha seguito diversi corsi di perfezionamento. Primo violoncello dell’ensemble “Il Giardino Armonico” ha partecipato ai maggiori festival internazionali e inciso in esclusiva per varie case discografiche. Regolarmente membro di giurie in concorsi internazionali. è docente di violoncello barocco presso l’Universitat Mozarteum Salzburg.
GOLINELLI è figura ancora non molto conosciuta, operante in pieno secolo fra quei pochi musicisti, pionieri della rinascita della musica strumentale italiana “isolati e sperduti nel vortice melodrammatico” (Massimo Mila) In particolare, gli va riconosciuto il merito di aver dato impulso a un rinnovamento della tradizione strumentale italiana, in linea con il fermento determinato dalla sensibilità romantica; la sua seppur tarda adesione a stilemi tipici del romanticismo europeo fu determinante anche per tutta una schiera di compositori minori che cercarono, seppur con diversi risultati, di tenersi al passo con i tempi, manifestando il desiderio di un più consapevole recupero dei modelli formali mitteleuropei.
La sua produzione, quasi interamente dedicata al pianoforte, vastissima e difforme per carattere e stile, comprende, in una prima fase, parafrasi e fantasie d’opera, in cui seguendo un tipico filone virtuosistico, si allineò con le tendenze proprie del pianismo ottocentesco di intonazione salottiera, per poi passare a forme meditate, legate alla corrente più colta e innovativa del pianismo del secondo romanticismo italiano dell’Ottocento. Ha il merito di aver ristabilito un legame tra il gusto di stampo classicistico e quello romantico, esperienza da ricollegare anche al carattere di recupero culturale impresso alla sua opera didattica.
Il Quartetto in si min. fa parte dei Tre Quartetti d’ archi op.100 ed è un notevole esempio della sua produzione da camera.
A. PETRALI oggi è principalmente noto come uno dei maggiori organisti italiani della seconda metà del XIX secolo, la cui cospicua produzione per organo si divide sostanzialmente in due filoni: quello ‘teatrale’ (dall’evidente scrittura operistica) e quello ‘legato’ (caratterizzato dalla riscoperta della polifonia sacra). Quest’ultima produzione è di particolare rilievo e interesse, poiché Petrali fu uno dei primi protagonisti in Italia di quel movimento di riforma della musica sacra che prese il nome di Cecilianesimo.
Oltre alle mansioni di organista nel Duomo di Cremona e nella Basilica di Santa Maria Maggiore in Bergamo, fu maestro di cappella del Duomo di Brescia, del Duomo di Crema e insegnante dapprima presso il Pio Istituto Musicale a Bergamo e in seguito presso il Liceo Musicale Rossini a Pesaro.
Acclamato come uno dei più brillanti e celebri collaudatori d’organo dell’epoca, fu altresì valente pianista, direttore d’orchestra e operista, scrivendo per i più disparati organici strumentali e corali.
Il “Gran Quartetto in sol” è decisamente uno dei pezzi più incisivi del compositore. Incomincia con un Poco allegro, irto di situazioni scabrose, ma di bellissimo effetto; segue un Lento e mesto in cui il canto appassionato e commovente rivela la sua potenza creatrice. I due tempi che seguono: Scherzo e Allegro vivace spiccano tanto per la copia e la originalità dei motivi, quanto per la ricchezza delle melodie che si inseguono, si raggiungono, si separano per tornare unite, per farci ricordare Petrali quando, suonando in chiesa sembrava con le sue artistiche e paradisiache armonie, trasportare l’uditorio nelle sfere celesti.
D. Ambrosioni
