La Musica è magia

Domenica 12 febbraio 2023 – ore 16,00

Centro Eventi “Il Maggiore”

La Musica è magia

PAOLO TEDESCO violincello
ANDREA TEDESCO pianoforte

Musiche di  F. Poulenc – M. Ravel – A. Piazzolla

Programma

Francis Poulenc (1899-1963)

Sonate pour violoncello et piano
Allegro-tempo di marcia,
Cavatine, Ballabile,
Finale

Maurice Ravel (1875-1937)

Sonate posthume
(Trascriz di  C. Proske)

Astor Piazzolla (1921-1992)
Le grand Tango

P. Tedesco dopo la laurea conseguita presso il Conservatorio “G. Verdi” di Torino, frequenta masterclass con importanti violoncellisti italiani e stranieri. Vincitore di diversi primi premi in concorsi nazionali e internazionali si è  esibito più volte in qualità di solista e primo violoncello  in importanti sale in Italia e all’estero. E’ membro dell’ensemble “100 Cellos” di G. Sollima, e dell’ensemble giovanile “Strings in Motion” con cui si è esibito anche in veste di solista in presigiose sale estere;  collabora con l’Orchestra da Camera Europea Flying strings. Attualmente è primo violoncello dell’Orchestra da camera giovanile Camerata Ducale Junior.

A. Tedesco ha compiuto gli studi pianistici presso il Conservatorio “G. Verdi” di Torino, diplomandosi con il massimo dei voti e la lode.  Vincitore di numerosi primi premi assoluti in concorsi pianistici nazionali ed internazionali, ha tenuto recitals come solista e si è esibito in diverse formazioni da camera e  con orchestra. Ha collaborato con l’Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI e tuttora  con il Teatro Regio. E’ docente   presso la  Scuola Media “G. B. Viotti” di Torino e  collabora con la scuola musicale “V. Corino” di Nichelino.

F. Poulenc è un compositore contemporaneo con un occhio continuamente rivolto alla tradizione, capace di condurre l’ascoltatore attraverso un percorso decisamente nuovo, creativo, a volte inspiegabile, sistematicamente sorprendente. La sua  musica non è tanto per gli addetti ai lavori, per un gruppo elitario, quanto una  melodia che può  comunicare direttamente con qualsiasi tipo di pubblico; non una ricerca musicale proiettata nel futuro, ma una pura e semplice volontà di dilettare gli ascoltatori, prima, e lo stesso compositore  poi.

Nel 1948 scrisse e dedicò questa sonata per violoncello e pianoforte al grande solista francese P. Fournier

Considerata da alcuni “niente di più che piacevole”, criticata da molti: la posterità l’ha tuttavia premiata considerandola superiore ad altre composizioni. R. Machart considera il Cavatine serio, ma bello, il Finale molto riuscito,  ma deplora la mancanza di carattere del primo movimento Allegro, mentre i commenti del biografo H. Hell sono più distinti e specificano che “nonostante una cavatina molto carina, non ha molto interesse ”.

M. Ravel guidò l’innovazione musicale dei primi trent’anni del Novecento.  La sua arte, caratterizzata da una raffinata perizia compositiva, è segnata  da una sofisticata ricerca stilistica che si realizza nell’uso di un linguaggio musicale di non sempre facile lettura.

Ravel non ritenne necessario inserire nel proprio catalogo questo primo tentativo di Sonata per violino e pianoforte. Questo unico movimento fu portato a termine nell’aprile 1897. Conservato negli archivi di Ravel, il pezzo fu pubblicato solo nel 1975, in occasione delle celebrazioni per il centenario della nascita dell’artista, con il titolo alquanto ingannevole di Sonata postuma. La sonata del 1897 tradisce il peso dell’influenza delle grandi figure della musica da camera francese su un giovane compositore ancora in formazione. Si capiscono allora le ragioni che indussero il musicista, una volta affermata la sua carriera, a rinunciare a pubblicare quella partitura: nel momento in cui si stava impegnando sempre di più per affermare la propria modernità e prendere le distanze dalle generazioni precedenti, questo Allegro moderato che si ispira ai movimenti iniziali delle sonate di C.Franck e di G. Fauré doveva apparirgli indegno di illustrare il suo genio creativo agli occhi della posterità. Se lo si confronta alla sola Sonata per violino e pianoforte che egli fece pubblicare  nel 1927, questo primo saggio appare agli antipodi delle sue sperimentazioni successive: lontana dai giochi di contrasti da lui privilegiati nel 1927, l’opera composta trent’anni prima tenta di trovare un equilibrio tra i due strumenti.

A. Piazzolla è un compositore argentino con un percorso che abbraccia diversi versanti idiomatici: dall’anima “tanguera” dei brani più popolari fino al linguaggio modernista e trasgressore più vicino allo scenario classico.

La musica di Astor Piazzolla è stata segnata in una certa misura dal consiglio datogli da una sua maestra di composizione, la famosa N.  Boulanger, di seguire lo stile del tango nei suoi brani.

Le Grand Tango fu composto per il violoncellista sovietico M.  Rostropovich nel 1982, ma  registrato dal compositore nel 1996.

Benché strutturata in un unico movimento, l’opera presenta tre ampie sezioni. Si apre con l’indicazione “Tempo di tango”, in cui dominano ritmi di tango fortemente accentati. Nella seconda sezione, agli esecutori viene detto di consentire più movimento, con uno spirito “libero e cantabile”. Contiene un ampio dialogo tra il violoncello e il pianoforte. La sezione finale, per la quale Piazzolla ha fornito l’indicazione del tempo “giocoso”, presenta uno stato d’animo di energia elettrica e persino di umorismo. La musica carica in avanti fino alla sua conclusione, dando al violoncellista molti doppi registri impegnativi (suonando due note contemporaneamente) e glissando (scorrendo rapidamente attraverso una scala musicale).