Duo pianoforte

Domenica 20 marzo 2022 – ore 17,00

Centro Eventi “Il Maggiore”

Invito alla danza
pianoforte a quattro mani  

Mario Lamberto, Patrizia Fossat pianoforte
musiche di A. Dvořàk, C. von Weber, J. Brahms

 

Programma

Antonin Dvorak (1841 – 1904)
Danze slave op. 46

N.1 Furiant
Presto

N.2 Dumka
Allegretto scherzando – Allegro vivo

N.3 Sousedská
Allegretto scherzando

N.4 Sousedská
Tempo di minuetto

N.5 Skocná
Allegro vivace

N.6 Polka
Poco allegro

N.7 Skocná
Allegro assai

N.8 Furiant
Presto

Carl Maria von Weber (1786 –1826)
Invito alla danza

Johannes Brahms (1833- 1897)
Danze ungheresi n.1-6

Il Duo  Pianistica  a quattro mani PATRIZIA FOSSAT E MARIO LAMBERTO si forma nel 2015 e nello stesso anno si esibisce nella Cappella dei Mercanti a Torino. Mario Lamberto ha realizzato per il Duo una Fantasia Natalizia e molte versioni per pianoforte a quattro mani di importanti composizioni per orchestra e organici diversi.

Patrizia Fossat dopo il diploma tradizionale in pianoforte e la laurea di secondo livello,  consegue la maturità classica e si laurea con il massimo dei voti in Lettere moderne con indirizzo musicale presentando una tesi di laurea su  Chopin.  In veste di solista e in duo a quattro mani si piazza ai primi posti in numerosi concorsi nazionali ed internazionali Tiene concerti solistici e in duo in diverse rassegne concertistiche, partecipa al progetto “Tasti neri tasti bianchi”, organizzato dal Conservatorio di Novara in collaborazione con vari Conservatori europei.

Mario Lamberto si è diplomato in Composizione, Direzione d’Orchestra, Pianoforte, Musica Corale e  Direzione di Coro con il massimo dei voti e la lode Ha frequentato Corsi di Alto Perfezionamento Professionale, ha diretto l’Orchestra Sinfonica Nazionale RAI, e numerose orchestre nazionali e internazionali. Ha collaborato con il Teatro Regio di Torino e con l’Accademia “Stefano Tempia”. Presso il “Conservatorio Giuseppe Verdi” di Torino è docente  di Musica Corale , Direzione di Coro e  titolare della cattedra di Direzione d’Orchestra.  Ha tenuto corsi di Direzione d’Orchestra in Italia e all’ estero.

Le Danze slave op. 46 sono una serie di 8 brani composti da A. Dvorak nel 1878. Inizialmente scritte per pianoforte a quattro mani, sono state ispirate dalle Danze Ungheresi di J. Brahms e poi orchestrate su richiesta dell’editore Simrock, subito dopo la loro composizione. Nel 1875 Dvorak presentò domanda per una borsa di studio statale. Brahms che faceva parte della commissione, analizzò le opere da lui presentate e non solo gli fece assegnare per cinque anni consecutivi la borsa di studio, ma consigliò al suo editore F. Simrock di pubblicarne i lavori. Fu lo stesso editore, nel 1878, a proporre a Dvorak di applicarsi ad una raccolta di danze per pianoforte a quattro mani, su temi “popolari”, raccolta che fosse in qualche modo ispirata alle Danze ungheresi di Brahms. Edite nel 1869 le Danze ungheresi rappresentavano il personale contributo di Brahms alla nuova “moda” portata avanti dalle scuole nazionali. Anziché ricorrere a materiale “popolare”, Dvorak creò delle melodie originali improntate a delle tipologie di danze tradizionali, basandosi soprattutto sugli schemi ritmici, senza aderire a un unico modello, ma su plurime contaminazioni; prevalgono le danze di ascendenza cèca. La Danza n.1 in do maggiore si apre con un furiant, una danza cèca rapida; il termine indica un ballo di corteggiamento eseguito dinanzi alla dama in atteggiamento superbo o addirittura borioso.

La seconda parte del brano è una mazur, danza popolare polacca originaria della Mazovia  da cui prende il nome; da essa sarebbe poi derivata la mazurka. L’inizio della Danza n.2 in mi minore è nello stile della dumka, termine russo (da dumat, «rimuginare nella propria testa») non propriamente una danza ma una ballata ucraina, solitamente in tempo lento o moderato con una dolente e malinconica melodia. Una sorta di berceuse alternata con un ritmo di vovcacka, una danza maschile “saltata”che indica un tipo di canto  popolare slavo di origine ucraina. Derivato dalla melodia precedente, ma di tutt’altro carattere, è lo spunto che apre la seconda frase scritto nel vivace stile della vovcackà: sull’alternarsi di questi due elementi si basa il resto del brano. La Danza n.3 in re maggiore, presenta somiglianze con il minuet, ma l’accompagnamento evidenzia invece affinità con la sousedskà,  via di mezzo fra il minuetto e il Ländler. La Danza n.4 in fa maggiore presenta una mistura di tradizioni diverse: il mazur slesiano, la polacca e la sousedskà ceca. Nella Danza n.5 in la maggiore si nota l’andamento caratteristico della skocnà, un tipo di danza saltellante, e del vrtàk («avvitarsi, attorcigliarsi»); entrambe queste danze sono varianti dell’obkrocàk, una danza ceca in ritmo binario eseguita con un movimento circolare dell’avampiede (il termine obkrocàk significa appunto «passo circolare») seguito da un saltello. La Danza n.6 in la bemolle maggiore è un klatovàk (dall’aggettivo klativy, «titubante»),   un  ballo   caratteristico di Stritez simile alla polka, la vivace danza originaria della Boemia che nell’Ottocento conquistò le sale da ballo di tutta Europa e persino degli Stati Uniti. Il brano inizia con una melodia pacata che lascia però ben presto il posto a un motivo ben più sfrenato, tipico della polka. La Danza n. 7 in do minore è una tetka, che significa «zia». La Danza n. 8 in sol minore conclude, con logica circolare, la serie delle Danze: è di nuovo un furiant, la danza cèca che aveva aperto la raccolta.

L’Invito alla danza è una composizione per pianoforte scritta da C. M. von Weber nella forma di rondò brillante.  Il brano inizia con una introduzione lenta che vuole rappresentare la domanda-invito di un gentiluomo a una donna per danzare insieme. La donna esita, l’uomo insiste e infine lei accetta: inizia il ballo. Alla fine ritorna il gentile tema dell’inizio, il gentiluomo riaccompagna la donna al proprio posto e si congeda.

Le Danze ungheresi sono state scritte da JBrahms agli inizi della sua carriera musicale. Per guadagnarsi da vivere suonò con piccoli complessi che si esibivano nel porto di Amburgo. A questa esperienza di genti, culture e musiche eterogenee è da attribuirsi la fonte delle sue prime ispirazioni etnomusicali. Ebbero in tutta Europa un notevole successo e furono immediato oggetto delle più svariate trascrizioni. Nella partitura originale le danze venivano qualificate come ungheresi perché in quel tempo il folklore magiaro era del tutto sconosciuto e confuso con la musica zigana.

(M. Lamberto)